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Okkei, è chiaramente un coniglio. Chiaramente. #Ra2019 (at Via Capo di Lucca Bologna)

Rimurginamenti due e MuseumNext

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Bene, ora è ufficiale: MuseumNext è finito, dopo tre giorni ricchissimi di sessioni, cocktail sul fiume Tyne e tè delle cinque (con biscottini al burro inclusi). È stata una esperienza  incredibile, dove abbiamo potuto conoscere  persone che lavorano in quei colossali “museo-star” ai quali abbiamo sempre guardato con grande ammirazione. MuseumNext è infatti perlopiù palcoscenico di quei mega progetti dotati una buona quantità di budget da investire e capaci di ottenere una grande risposta di pubblico.

Un esempio può essere il progetto ART140, organizzato dal MoMA e presentato proprio in questa giornata da Gretchen Scott e Jason Minyo. ART140 aveva come obiettivo rendere ogni visitatore un critico, condividendo il proprio punto di vista attraverso Twitter e rendendo quindi la visita un dialogo attivo. Poco più tardi abbiamo avuto la possibilità di ascoltare Cybelle Jones, parte di quella Gallagher & Associates che allestisce mostre perlopiù statunitensi e caratterizzate da un alto tasso di personalizzazione dei contenuti e divertimento.

Abbiamo avuto l’impressione, però, che nel corso delle due giornate, l’attenzione si sia spesso focalizzata attorno al concetto della sostenibilitàMike Ellis, uno dei due moderatori delle sessioni, ha sottolineato più volte, per esempio, come l’attenzione sarebbe forse da puntare su quei tanti, tantissimi “piccoli musei” che devono elaborare idee geniali e fare i conti con la realtà di un budget limitato.

Il vincitore del  Museum Innovation Award di quest’anno  è infatti il progetto “Computer Club” della energica ex maestra elementare Carolyn Royston, per l’Imperial War Museum di Londra. Il progetto ha previsto l’organizzazione di alcuni incontri diretti al personale interno del museo. Ne è risultato un esempio virtuoso, dove dipendenti insegnavano ad altri per un’ora alla settimana come avvicinarsi alla tecnologia e creando quindi possibilità di crescita professionale e al tempo stesso umana all’interno del gruppo.

Un altro esempio interessante, questa volta tutto italiano, è quello creato da Carlotta Mangarone e il suo staff per Palazzo Madama di Torino. Carlotta ci ha raccontato di come, lo scorso Gennaio, la Galleria sia riuscita a organizzare con successo una campagna di crowdfunding per l’acquisto di un’opera d’arte e capendo quanto sia importante creare delle attività focalizzate sul visitatore per coinvolgerlo e quindi farlo sentire parte della storia del museo. E sempre un progetto italiano, sempre basato sulla partecipazione attiva del pubblico, ha ricevuto una menzione speciale per l’Innovazione, qui a Newcastle. Si tratta del Museo del Cinema di Torino che, oltre al rinnovamento di allestimento, ha dato il via ad un altro progetto di crowdfunding per il restauro di film L’udienza di Marco Ferreri.

In conclusione, pesando alle decine di persone conosciute e progetti scoperti, possiamo renderci di nuovo conto che, forse, il successo più autentico di una istituzione culturale è quello che dà valore al suo contenuto, al suo pubblico e, allo stesso modo, alle persone che lavorano tra le sue sale, in modo da stimolare una innovazione che proviene dal museo stesso e ne possa mettere in luce le sue peculiarità.

MuseumNext 2014 - Primi rimuginamenti

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La prima giornata di questa edizione di MuseumNext si è svolta nelle sale del luminoso teatro Sage Gateshead di Newcaste. Questo edificio che domina la vista sul fiume Tyne, rappresenta uno dei mirati investimenti a livello culturale che hanno decretato la svolta economica di questa città negli anni passati.

E di svolta si è molto parlato oggi, a partire dalla keynote tenuta dal guru del consulting per la cultura Koven J.Smith. Nel suo intervento Koven ha cercato di ampliare gli orizzonti sottolineando come il vero cambiamento digitale in realtà non sia ancora arrivato. Oggi i siti internet di molti musei non sono sostanzialmente diversi da quelli che iniziavano a nascere quasi vent’anni fa: sono certamente cambiati nel design, ma nella loro struttura offrono gli stessi servizi di base che offrivano allora: informazioni sulla collezione, sugli orari d’apertura, sulla localizzazione.
Quindi: cosa può rendere oggi una istituzione “autenticamente digitale”? Cosa significa “essere digitali”?

La risposta verrà, forse, se iniziamo a focalizzare quali sono i bisogni reali dei visitatori.

Questa scoperta, così apparentemente banale, sembra essere il filo che collega molti degli interventi della giornata. “Chiudete la bocca, aprite le orecchie” ripete più volte Colleen Dilenschneider nel suo intervento illuminante ed affollatissimo. Colleen (autrice di un blog super interessante) riporta un numero impressionante di dati che spiazzano chiunque avesse dubbi sull’efficacia di social media e internet nell’audience engagement. Dati alla mano, ci rendiamo conto che ciò che i visitatori davvero cercano nell’esperienza museale è quel touch, quella sensazione momentanea ed eccitate che ci prende quando siamo davanti ad un’opera d’arte. Questo touch è oggi, secondo Colleen, di due tipi. Il primo è tradizionale ed è scaturito da quel rapporto visivo e quindi fisico con l’opera; il secondo è digitale, e nasce per merito di quel tipo di visitatore che scatta foto nel museo, le condivide sui social e si sente parte della storia raccontata.

Ma non basta: sempre partendo dai dati, e quindi dall’analisi di ciò che i visitatori davvero sembrano pensare, ci si rende conto che sempre più persone vogliono far parte dell’istituzione museale: vogliono contribuire alla sua salvaguardia, vogliono comunicare attraverso i social media quello che pensano e soprattutto sono curiosi di ciò che avviene dietro il sipario e tra gli addetti ai lavori.

Ed è per questo che un progetto come quello presentato da Jolein van Kregten ha avuto una così buona risposta di pubblico. La mostra realizzata dal Van Gogh Museum di Amsterdam si chiama (guarda un po’) “Touch by Van Gogh” e dimostra come l’uso di tecnologie abbia influenzato fortemente anche scelte curatoriali, creando una perfetta armonia tra le due sfere: il digitale finalmente è stato usato come un mezzo, risolvendo in maniera intelligente quella rischiosa convivenza tra due mondi così apparentemente lontani. Attraverso l’uso di vari strumenti, come microscopi digitali, ricostruzioni 3D, e quindi non solo Ipad e touch screen, i visitatori visitavano la mostra, esploravano lo spazio e soprattutto guardavano le opere più da vicino.

In questo modo la creazione di contenuti curatoriali e lo sviluppo di piattaforme e strumenti digitali non corrono su binari differenti, ma diventano unico mezzo per creare quel touch che ognuno di noi vuole trovare nel momento in cui varca la soglia di un museo.

È questo il futuro dei musei?

Start every project by talking with people in your gallery. Get away from your desk and observe.
Dana Mitroff Silvers

Dopo un viaggio tra verdi campagne inglesi e pecorelle, Siamo arrivati anche noi a #museumnext 2014, la conferenza Internazionale su musei e tecnologia.

Bilbao, what’s next?

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Ieri siamo stati alla conferenza ‘La trasformazione di Bilbao’ promossa all’interno della settimana La Spagna a Bologna.

A presentarci il cosiddetto ‘Effetto Bilbao’ c’era Mercedes Rodríguez Larrauri, Direttrice di Bilbao Turismo.

Si parte subito forte: la rigenerazione della città, ormai nota a tutti, è certamente connotata dal Principe dei Landmark (aka il Guggenheim di Frank O. Gehry) ma è bene non dimenticare la fitta rete di infrastrutture realizzate negli ultimi decenni, tutte firmate da supermega archistar: la metropolitana di Norman Foster, l’aeroporto di Calatrava, le torri di Arata Isozaki e César Pelli. 

E fin qua tutto molto bello. Ma niente di nuovo.

L’interessante arriva dopo, quando fioccano i primi dati.
Uno su tutti lo spaventoso incremento di numeri di posti letto negli ultimi 5 anni: +59%. Con una media di permanenza in città che, però, non raggiunge le due notti a visitatore.

E le strategie per il futuro?
La città è riqualificata, l’industria pesante è stata (gioco forza) rimpiazzata dalla Città dei Servizi. Ma per tutti Bilbao è (solo e soltanto dicono ormai in molti) Guggenheim. 
Per andare oltre, ci vuole una strategia. E la loro si chiama BilbaoNext.

BilbaoNext (oltre alla realizzazione dell’ultimo progetto di riqualificazione) punta a far salire Bilbao nella classifica delle città più popolose della Spagna. Con i suoi circa 324.000 abitanti, al momento è 10ima. L’obiettivo è quello di raggiungere il milione e mezzo e posizionarsi terza. Come? Portando a sistema il nucleo cittadino tempestato di cultura contemporanea con i 200 km di spiagge della Biscaglia, i 4 parchi naturali, le 23 città storiche adiacenti e l’itinerario del Cammino di Santiago.

Ma visto che di soli servizi (ancora) non si vive, l’altra grande sfida del futuro è di insistere e sostenere l’industria ingegneristica, quella ambientale e delle energie rinnovabili e, naturalmente, il design urbano.

Ma quello di Bilbao è davvero un modello esportabile (ci hanno provato in molti)?

Beh, forse è da consigliare solo a quelle città che possono vantare un mix di cotanta portata: buon governo, conti in regola, regime tributario autonomo (la maggior parte dei proventi dalle tasse della Biscagllia rimangono in Biscaglia), rodata partnership pubblico-privata, politiche partecipative che affianchino esperti e cittadini.

In bocca al lupo a tutti. Anche a Bologna (nonostante qualcuno abbia provato, nella restituzione finale, ad assimilare il Guggenheim al nascituro F.I.C.O.) 

La #fixie in ufficio fa molto #hipster #coworking (at BAM! Strategie Culturali)

Digital Strategy & User Experience per la cultura per Innovazione Culturale

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Oggi andiamo a Milano a parlare di “Digital Strategy & User Experience per la cultura” ai progetti selezionati da Innovazione Culturale per l’incubazione.

Nella prima sessione parleremo delle basi strategiche nell’utilizzo dei tool digitali nel marketing culturale tra outreach ed engagement. Nella seconda sezione ci dedicheremo alle tecniche di design dell’interazione specifiche per il settore culturale.

Più informazioni su #icprogetto? BAM! e Innovazione Culturale.

#innovamicamp is coming. Brain food for #startup dreamers (at Work in Progress Coworking Bologna)

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